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Oltre 3 milioni di giovani in difficoltà

Sono 3 milioni di giovani in Italia a trovarsi in una condizione di Not in Education, Employment or Training (NEET). Ogni anno Fondazione Cariplo e Istituto Toniolo organizza “Neeting” che mira ad alimentare un confronto su dati, analisi e iniziative tra soggetti che si occupano di giovani NEET. Si tratta di un fenomeno particolarmente importante per il nostro Paese, che desta preoccupazione per i costi a livello sociale, economico, personale e psicologico.

Neeting ha cercato di affrontare la questione da punti di vista diversi. Dopo aver inquadrato il problema dei NEET (caratteristiche, cause, implicazioni) nel corso della prima edizione (2016), il convegno si è focalizzato su come il tema venga trattato a livello internazionale e sulle modalità per intercettare e comunicare efficacemente con chi si trova in questa condizione (2017). L’edizione 2018 di NEETING, invece, ha posto al centro della riflessione la “riconoscibilità delle competenze” dei NEET e le “buone pratiche” funzionali alla loro attivazione.

Rispetto all’usuale tasso di disoccupazione giovanile, nei NEET sono compresi tutti i giovani inattivi, non solo i disoccupati in senso stretto. Rispetto alla dimensione (in riferimento alla fascia 15-29 anni), il dato più recente (Eurostat) è quello del 2017, con l’Italia che presenta un valore pari al 24,1%(superato solo dalla Bulgaria, mentre il dato Ue-28 è pari al 13,4%). Le regioni del Nord Italia prima della crisi si trovavano sotto la media europea, mentre oggi si trovano sopra (fa eccezione solo la Provincia autonoma di Bolzano). In larga parte delle regioni del Sud l’incidenza supera il 33%.

La generazione italiana entrata nel mondo del lavoro all’inizio della crisi, in particolare, è cresciuta vedendo aumentare in modo crescente nel tempo il rischio di scivolare in tale condizione. In particolare, era Neet il 21,3% dei 20-24enni nel 2007. Cinque anni dopo (2012) la stessa generazione (25-29 anni) presenta una incidenza salita a 28,8%. Nel 2017, in età 30-34, il dato risulta pari a 29,1%. Il divario con i coetanei europei durante tale decade di vita si è ampliato, era pari a 6,1 punti percentuali nel 2007, mentre risulta di 11 punti percentuali nel 2017. Questo evidenzia la necessità di agire con urgenza sia sullo stock dei Neet accumulato nel tempo (che rischia di diventare un costo sociale permanente), sia di potenziare il percorso di transizione scuola-lavoro e ridurre il flusso di entrata in tale condizione.

Chi sono i NEET

I Neet sono un insieme variegato di persone di cui fanno parte sia giovani in cerca di un’occupazione (attivi), sia giovani non occupati né impegnati nella ricerca di un lavoro (inattivi), con vissuti e background familiari diversi e che esprimono esigenze differenti per età. La composizione dei Neet è molto eterogenea, va dal neolaureato con alta motivazione e alte potenzialità che sta attivamente cercando un lavoro in linea con le proprie aspettative (prima eventualmente di riallinearsi al ribasso con ciò che il mercato offre), fino al giovane uscito precocemente dagli studi, scivolato in una spirale di marginalità e demotivazione. Ma rientrano anche le persone che non hanno un impiego per scelta, perché vogliono prendersi tempo per esperienze di diverso tipo o per dedicarsi alla famiglia.

 “Nel dibattito pubblico il termine Neet è spesso erroneamente fatto coincidere con due estremi di giovani che si trovano nella condizione di “non studio e non lavoro”: quello degli scoraggiati e demotivati (desiderosi di lavorare ma con esperienze negative e carenza di politiche attive di supporto) e quello degli indolenti (poco interessati a impegnarsi nello studio e nel lavoro). Trasformando così l’uso del termine da individuazione oggettiva di una condizione a etichetta negativa sui soggetti in tale condizione - sottolinea Alessandro Rosina, coordinatore dell’indagine Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo – La permanenza nella condizione di NEET tende a produrre nei singoli un effetto corrosivo, come evidenziano i dati dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo, al «non» studio e lavoro tendono ad associarsi anche altri «non» sul versante delle scelte di autonomia, di formazione di una famiglia, di partecipazione civica, di piena cittadinanza. Il fenomeno non va letto solo in termini di costi, ma anche di mancata opportunità del sistema paese di mettere la sua componente più preziosa e dinamica nella condizione di contribuire pienamente alla produzione di crescita presente e futura”.

Progetto NEETwork

Progetto NEETwork è un’iniziativa promossa da Fondazione Cariplo per riattivare ragazzi tra i 18 e i 24 anni in Lombardia che non studiano e non lavorano. Obiettivo del Progetto NEETwork, avviato nel 2015, è sostenere l’attivazione o riattivazione sul piano formativo, professionale e motivazionale della componente più fragile dei Neet, ovvero dei giovani che per svariati motivi hanno precocemente abbandonato gli studi, che si ritrovano esclusi dal mercato del lavoro e che, per una serie di ragioni socio culturali, non riescono ad attivarsi in modo autonomo né ad essere raggiunti efficacemente dalle politiche di emersione disponibili. I destinatari del progetto sono i Neet con età compresa tra 18 e 24 anni, con livello di istruzione non superiore alla scuola secondaria di primo grado (licenza media), disoccupati da almeno 3 mesi. In particolare, l’intervento offre a giovani con tali caratteristiche l’opportunità di svolgere un’esperienza di tirocinio remunerato di 4-6 mesi presso un ente non profit.

Il terzo settore è stato identificato come il soggetto più idoneo, per vocazione e attenzione verso la persona, ad accogliere al proprio interno neet con un profilo di fragilità a cui far sperimentare un percorso di crescita e di acquisizione di competenze specifiche, ma soprattutto trasversali - le cosiddette soft skills - sempre più ricercate e indispensabili all’interno dei contesti lavorativi.

Scopri di più su Progetto NEETwork: www.fondazionecariplo.it/it/progetti/servizi/neetwork.html 

 

 

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